Come riporta Wikipedia, l'opensource identifica un programma in cui gli autori ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo modus operandi deriva una notevole quantità di vantaggi di cui siamo promotori che forse non sono immediati da identificare a chi si approccia a questa filosofia.
Un software a sorgente aperto vi garantisce:
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svincolo da licenze e quindi libero da costi di acquisto;
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libertà da canoni di utilizzo poiché la licenza opensource garantisce che nessuno potrà venirvi a chiedere un canone per l'uso del vostro software;
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altamente provato e testato da migliaia di persone ed aziende;
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molto efficiente in quanto provato e testato da moltissimi utenti;
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pratico ed intuitivo poiché un software libero, per diventare popolare deve essere ritenuto pratico dagli utenti che liberamente decidono di usarlo e quindi di farlo conoscere in giro; la comunità e le migliorie lavorano anche in questo senso;
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in continua evoluzione: se un programma viene realizzato soltanto per voi non potrete contare sul fatto che venga migliorato ed ogni volta che ne vorrete apportare modifiche dovrete pagarne lo sviluppo mentre nell'opensource, altri utenti altri programmatori altre aziende lavorano "con voi".
Approfondiamo.
"Scegliere un prodotto opensource" significa scegliere un prodotto per il quale ci siano tutte le caratteristiche ed i vantaggi della comunità opensource (community).
"Scegliere", di per sè, significa orientarsi verso una idea ponderando diverse soluzioni.
Premettendo che non si parla di "chiudere gli occhi" e buttarsi in un progetto solo perché la moda del momento dice "opensource", vogliamo bene che capiate quali sono i vantaggi effettivi.
Open Source, come dice la traduzione, significa avere la possibilità di consultare ed anche modificare direttamente il codice sorgente dell'applicazione.
Per un programmatore o per un team di programmatori che sviluppano da zero un progetto, è naturale poter modificare il proprio codice. Per il cliente (o l'utilizzatore finale) che deve invece utilizzare il programma, opensource significa anche non doversi legare al fornitore del prodotto e poter contare su molteplici risorse in grado evolvere la soluzione adottata.
Ci sono miliardi di aziende che non hanno potuto migliorare la propria attività perché basano la propria scelta su sistemi proprietari ove non si possa mettervi mano.
"Scegliere un prodotto opensource", comincia già a rendere l'idea che
non basta l'etichetta opensource per avere garanzia di un buon prodotto, stabilità ed efficienza.
Bisogna scegliere un prodotto altamente diffuso e con una buona comunità opensource alle spalle. Per questo è bene valutare con cura ed affidarsi a qualche esperto prima di fare una scelta importante. Come in ogni cosa.
Il mondo dell'istruzione, con l'università in primis, è fortemente (ove non "unicamente") orientato al mondo opensource. In primis, partendo dal fatto che opensource significa anche costo di acquisto del software uguale a zero e quindi minori costi per le università e le scuole, i centri della conoscenza e formazione umana hanno da tempo cominciato a sfornare quantità di laureati che già conoscono e sono orientati verso questo tipo di soluzioni (java, linux) a discapito delle soluzioni proprietarie.
Il ragionamento ci sta e non fa una piega, perché devo spendere inutilmente quando posso avere un prodotto migliore? Perché tante volte ne ignoriamo l'esistenza.
Si dovrebbe ripagare solo il costo effettivo delle persone che lavorano. Ad esempio, se avete studiato e magari anche all'università, gli stipendi non sono commisurati al numero di anni che avete studiato. Non lo saranno mai e non possono esserlo.
Il settore dell'information technology è vastissimo, nessuno può dire di conoscere nemmeno il 50% di tale mondo. Il vantaggio effettivo che offrono i laureati, si basa quindi sul fatto che possono mettere la propria capacità di logica e programmazione ad implementazione dei servizi aziendali.
Chiaramente, se i sistemi sono proprietari, ciò è fortemente limitato. Nella maggioranza dei casi che riguardano la media e piccola impresa significa scaricare software pirata da internet ed utilizzare licenze non autorizzate.
Sul piano delle funzionalità e dell'affidabilità, vi sono molte diatribe. Ognuno cerca di tirare acqua al suo mulino, ma mentre il software proprietario ha l'interesse che i propri sistemi vengano acquistati, il mondo opensource ha solo l'interesse che i programmi vengano utilizzati e venga condivisa la conoscenza per un maggior beneficio comune.
Da un punto di vista economico, l'azienda che produce software non è in grado di vedere in avanti e comprendere il reale vantaggio di sviluppare una soluzione opensource. Restringendo il campo al settore di produzione, è evidente che, se i sorgenti del mio programma non sono "aperti", voi non sarete in grado di copiarlo. Conseguenza limitatamente positiva per me è che qual'ora un'altra azienda esporrà la necessità di utilizzare il mio programma, potrò ricvarne un maggior guadagno. Questa considerazione si basa tuttavia sul fatto che il produttore non comprende il vantaggio commerciale e soprattutto di marketing derivante dalla community opensource.
Da un punto di vista "umano", è inconcepibile che sia limitata la possibilità per chiunque di risolvere eventuali problemi o apportare eventuali migliorie al software.
Opensource significa libertà di migliorare il software e distribuirne i miglioramenti.
Il software opensource si propone come una ottima base per far conoscere il proprio nome e per mettere a disposizione di chi ne possa aver bisogno, qualcosa di utile. Più si entra in ambito professionale e più ci si addentra in strutture grandi ed articolate e più si ripropone l'esigenza di ricercare dei fornitori di servizi molto molto competenti.
Notate bene, non stiamo parlando di funzionalità del software bensì di competenza del fornitore.
Non si può più affermare che Windows sia meglio di Mac o meglio di Linux, perché i tempi attuali sono la chiara e netta dimostrazione che ciò dipende da molti fattori tra cui principalmente l'ambito di applicazione e la competenza del fornitore che segue il cliente nell'uso dei propri sistemi.
A parità di funzionalità fornite e "realmente adottate", la differenza è fatta dal fornitore competente che conosce bene il prodotto che vi sta proponendo. Conseguentemente, confrontando prodotto e fornitore sul piano economico, il software opensource non ha alcun costo di licenza né di rinnovo licenza e risulta di gran lunga la soluzione ideale.
Il vantaggio sul quale noi puntiamo molto è che dietro ai prodotti opensource ci sono delle community di persone, ovvero gruppi in genere molto molto vasti in cui i membri si adoperano come noi per testare i programmi ed aiutare a migliorarli. La struttura di sviluppo di un sistema opensource ne garantisce accessibilità e quindi tutte le risorse con un interesse comune partecipano gratuitamente all'evoluzione del software. E' come se la vostra azienda di con 100 dipendenti si dotasse di altre migliaia di dipendenti che lavorano gratis.
In realtà, la natura opensource della soluzione ripaga in maniera più che adeguata i membri della community e quindi non si parla di lavoro gratuito.
Nel lavoro gratuito, beneficia il datore di lavoro. Nel contribuire ad un progetto opensource ne beneficiano tutti.
E' questo per esempio il caso della distribuzione Linux Ubuntu, che ormai grazie alle segnalazioni dei miliardi di utenti, risulta altamente ottimizzato in maniera nettamente superiore alle versioni attuali di windows.
Chiudendo sul piano pratico, una licenza OEM di Windows 7 ad uso professionale, con il vincolo di installarla su un solo computer, costa circa 93 euro. Una licenza di Ubuntu non ha costo. In entrambi i casi, se non si acquista un sistema preinstallato, si devono possedere delle conoscenze di base. Nel caso di Ubuntu esiste una documentazione gratuita e molto vasta su internet. Per la documentazione Windows bisogna pagare. Nel caso di Ubuntu, l'installazione preconfigura OpenOffice, Evolution e Gimp. Nel caso di Windows e del software Microsoft, software analogo è solo a pagamento.
Il nostro è un gruppo che non lavora con i paraocchi e cerca di aprirsi alle migliori soluzioni possibili nel mondo Mac, Linux e Windows.
Più menti che lavorano nello stesso progetto, significa più capacità di elaborazione. Come il vecchio progetto del calcolo distribuito, seti@home o il più moderno rosetta, si basano sullo stesso principio. Più sono le persone che coinvolgete per raggiungere un obiettivo o risolvere un problema, più facilità avrete a raggiungere il vostro scopo.
Non è magia, è il potere dell'alleanza di cervelli. Napoleon Hill 1937.
"Scegliere", di per sè, significa orientarsi verso una idea ponderando diverse soluzioni.
Premettendo che non si parla di "chiudere gli occhi" e buttarsi in un progetto solo perché la moda del momento dice "opensource", vogliamo bene che capiate quali sono i vantaggi effettivi.
Open Source, come dice la traduzione, significa avere la possibilità di consultare ed anche modificare direttamente il codice sorgente dell'applicazione.
Per un programmatore o per un team di programmatori che sviluppano da zero un progetto, è naturale poter modificare il proprio codice. Per il cliente (o l'utilizzatore finale) che deve invece utilizzare il programma, opensource significa anche non doversi legare al fornitore del prodotto e poter contare su molteplici risorse in grado evolvere la soluzione adottata.
Ci sono miliardi di aziende che non hanno potuto migliorare la propria attività perché basano la propria scelta su sistemi proprietari ove non si possa mettervi mano.
"Scegliere un prodotto opensource", comincia già a rendere l'idea che
non basta l'etichetta opensource per avere garanzia di un buon prodotto, stabilità ed efficienza.
Bisogna scegliere un prodotto altamente diffuso e con una buona comunità opensource alle spalle. Per questo è bene valutare con cura ed affidarsi a qualche esperto prima di fare una scelta importante. Come in ogni cosa.
Il mondo dell'istruzione, con l'università in primis, è fortemente (ove non "unicamente") orientato al mondo opensource. In primis, partendo dal fatto che opensource significa anche costo di acquisto del software uguale a zero e quindi minori costi per le università e le scuole, i centri della conoscenza e formazione umana hanno da tempo cominciato a sfornare quantità di laureati che già conoscono e sono orientati verso questo tipo di soluzioni (java, linux) a discapito delle soluzioni proprietarie.
Il ragionamento ci sta e non fa una piega, perché devo spendere inutilmente quando posso avere un prodotto migliore? Perché tante volte ne ignoriamo l'esistenza.
Si dovrebbe ripagare solo il costo effettivo delle persone che lavorano. Ad esempio, se avete studiato e magari anche all'università, gli stipendi non sono commisurati al numero di anni che avete studiato. Non lo saranno mai e non possono esserlo.
Il settore dell'information technology è vastissimo, nessuno può dire di conoscere nemmeno il 50% di tale mondo. Il vantaggio effettivo che offrono i laureati, si basa quindi sul fatto che possono mettere la propria capacità di logica e programmazione ad implementazione dei servizi aziendali.
Chiaramente, se i sistemi sono proprietari, ciò è fortemente limitato. Nella maggioranza dei casi che riguardano la media e piccola impresa significa scaricare software pirata da internet ed utilizzare licenze non autorizzate.
Sul piano delle funzionalità e dell'affidabilità, vi sono molte diatribe. Ognuno cerca di tirare acqua al suo mulino, ma mentre il software proprietario ha l'interesse che i propri sistemi vengano acquistati, il mondo opensource ha solo l'interesse che i programmi vengano utilizzati e venga condivisa la conoscenza per un maggior beneficio comune.
Da un punto di vista economico, l'azienda che produce software non è in grado di vedere in avanti e comprendere il reale vantaggio di sviluppare una soluzione opensource. Restringendo il campo al settore di produzione, è evidente che, se i sorgenti del mio programma non sono "aperti", voi non sarete in grado di copiarlo. Conseguenza limitatamente positiva per me è che qual'ora un'altra azienda esporrà la necessità di utilizzare il mio programma, potrò ricvarne un maggior guadagno. Questa considerazione si basa tuttavia sul fatto che il produttore non comprende il vantaggio commerciale e soprattutto di marketing derivante dalla community opensource.
Da un punto di vista "umano", è inconcepibile che sia limitata la possibilità per chiunque di risolvere eventuali problemi o apportare eventuali migliorie al software.
Opensource significa libertà di migliorare il software e distribuirne i miglioramenti.
Il software opensource si propone come una ottima base per far conoscere il proprio nome e per mettere a disposizione di chi ne possa aver bisogno, qualcosa di utile. Più si entra in ambito professionale e più ci si addentra in strutture grandi ed articolate e più si ripropone l'esigenza di ricercare dei fornitori di servizi molto molto competenti.
Notate bene, non stiamo parlando di funzionalità del software bensì di competenza del fornitore.
Non si può più affermare che Windows sia meglio di Mac o meglio di Linux, perché i tempi attuali sono la chiara e netta dimostrazione che ciò dipende da molti fattori tra cui principalmente l'ambito di applicazione e la competenza del fornitore che segue il cliente nell'uso dei propri sistemi.
A parità di funzionalità fornite e "realmente adottate", la differenza è fatta dal fornitore competente che conosce bene il prodotto che vi sta proponendo. Conseguentemente, confrontando prodotto e fornitore sul piano economico, il software opensource non ha alcun costo di licenza né di rinnovo licenza e risulta di gran lunga la soluzione ideale.
Il vantaggio sul quale noi puntiamo molto è che dietro ai prodotti opensource ci sono delle community di persone, ovvero gruppi in genere molto molto vasti in cui i membri si adoperano come noi per testare i programmi ed aiutare a migliorarli. La struttura di sviluppo di un sistema opensource ne garantisce accessibilità e quindi tutte le risorse con un interesse comune partecipano gratuitamente all'evoluzione del software. E' come se la vostra azienda di con 100 dipendenti si dotasse di altre migliaia di dipendenti che lavorano gratis.
In realtà, la natura opensource della soluzione ripaga in maniera più che adeguata i membri della community e quindi non si parla di lavoro gratuito.
Nel lavoro gratuito, beneficia il datore di lavoro. Nel contribuire ad un progetto opensource ne beneficiano tutti.
E' questo per esempio il caso della distribuzione Linux Ubuntu, che ormai grazie alle segnalazioni dei miliardi di utenti, risulta altamente ottimizzato in maniera nettamente superiore alle versioni attuali di windows.
Chiudendo sul piano pratico, una licenza OEM di Windows 7 ad uso professionale, con il vincolo di installarla su un solo computer, costa circa 93 euro. Una licenza di Ubuntu non ha costo. In entrambi i casi, se non si acquista un sistema preinstallato, si devono possedere delle conoscenze di base. Nel caso di Ubuntu esiste una documentazione gratuita e molto vasta su internet. Per la documentazione Windows bisogna pagare. Nel caso di Ubuntu, l'installazione preconfigura OpenOffice, Evolution e Gimp. Nel caso di Windows e del software Microsoft, software analogo è solo a pagamento.
Il nostro è un gruppo che non lavora con i paraocchi e cerca di aprirsi alle migliori soluzioni possibili nel mondo Mac, Linux e Windows.
Più menti che lavorano nello stesso progetto, significa più capacità di elaborazione. Come il vecchio progetto del calcolo distribuito, seti@home o il più moderno rosetta, si basano sullo stesso principio. Più sono le persone che coinvolgete per raggiungere un obiettivo o risolvere un problema, più facilità avrete a raggiungere il vostro scopo.
Non è magia, è il potere dell'alleanza di cervelli. Napoleon Hill 1937.

